Stranamente presentato nella sezione “Extra” (che dovrebbe contenere film sperimentali con formati e lunghezze anomali) Tutta colpa di Fidel di Julie Gavras è un delizioso film francese di formato e impianto narrativo decisamente classici, che brilla per equilibrio e sensibilità nel delineare i personaggi e i rapporti fra di loro. Si tratta di una famiglia improvvisamente travolta dal vento del ’68 che cambia abitudini, tenore di vita, priorità. Ė tratto da un romanzo italiano di Domitilla Calamai e la novità sta nel fatto che tutto è filtrato dallo sguardo e dagli stati d’animo della figlia dodicenne, che passerà buona parte del film a protestare, invano, contro il susseguirsi tumultuoso di governanti esiliate dai paese più esotici ognuna delle quali cambia cibi e favole affaticandola moltissimo, contro la sua esclusione dall’ora di religione a scuola che la fa sentire diversa in un’età in cui si aspira disperatamente ad essere uguali agli altri, contro lo “spirito di gruppo” che le riempie la casa di tipi barbuti dagli sguardi seri e dalla sigaretta sempre accesa, e così via…

La bambina, naturalmente, crescerà e imparerà ad apprezzare, e persino a condividere, alcune battaglie dei genitori, tuttavia la sua fiera e candida resistenza ha il merito di illuminare con particolare efficacia le forzature e gli eccessi rigoristici della vita del militante. E ha l’effetto di trattare con leggerezza e senza risposte preconfezionate un tema importante: l’inconciliabilità di fondo tra i bisogni primari dei singoli individui, naturalmente motivati da un sano egoismo, e il bisogno di trascendersi, di trasformare se stessi e il mondo, che ugualmente è tipico della natura umana.

 

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