LES OLYMPIADES di Jacques Audiard

TOPOGRAFIA DI UNA RICERCA AMOROSA

Dopo avere conquistato la Palma d’Oro nel 2015 con Dheepan, Jacques Audiard ritorna al festival di Cannes con Olympiades, un film scritto con la complicità di Céline Sciamma e Léa Mysius. In Les Olympiades di Jacques Audiard, la topografia del quartiere delle Olympiades a Parigi diventa il territorio di una ricerca urbana e multiculturale dell’anima gemella, una lotta incerta contro l’isolamento, le tensioni lavorative e la rete, spesso oppressiva, dei legami familiari. Terso e raffinato, scritto con una accuratezza ed un’intelligenza degna di nota, Les Olympiades c’invita a percorrere insieme ai suoi giovani eroi un cammino incerto, avventuroso, sempre esposto allo smacco e alla disillusione ma anche aperto verso l’orizzonte di un futuro migliore. I protagonisti del film ce la mettono tutta, tentano d’imboccare altre strade, di seguire nuove avventure, cadono per rialzarsi, sempre presi nel turbine di una quotidianità piena di sorprese, di colpi di scena, di cambiamenti repentini d’umore e stati d’animo, di punti di vista e di prospettive esistenziali. In questo film, che trae ispirazione da un romanzo a fumetti dell’americano Adrian Tomine, Killing and Dying (2015), Audiard opta per l’eleganza di una fotografia in bianco e nero che rinvia all’origine grafica della storia e mette in evidenza i contorni netti degli edifici, delle loro facciate alveolari fatte di metallo, cemento e vetro, i corpi e i volti dei personaggi che emergono dal buio con vivida plasticità. Il quartiere delle Olympiades a Parigi è un microcosmo in sé, il cuore pulsante della comunità cinese della città, pieno di negozi di alimentari e di ristoranti asiatici ad ogni angolo di strada. Pur trovandosi una zona relativamente centrale, il 13 Arrondissement, questo quartiere fu costruito fra la fine degli anni sessanta e la metà degli anni settanta con la stessa logica urbanistica con cui furono progettati i grandi complessi abitativi nella periferia di Parigi.  Les Olympiades sono infatti caratterizzate da una serie di torri molto alte capaci di ospitare il maggior numero di persone possibile su un’area ristretta. Gli appartamenti di questo complesso immobiliare, nonostante la loro buona ubicazione e la vista eccezionale che offrono i loro piani più elevati, non sono particolarmente quotati per cui vengono affittati a dei prezzi abbordabili attirando molti giovani. Il film comincia proprio con una ricerca di alloggio. Emilie, una ragazza franco-taiwanese, spigliata, vivace e un po’ lunare, interpretata con brio e una sensibilità a fior di pelle da Lucie Zhang, cerca una coinquilina per condividere le spese del grosso appartamento di sua nonna a Olympiades. Quando Camille, un giovane uomo di colore suona alla porta rispondendo al suo annuncio, Emilie, che si aspettava di vedere una ragazza, ci rimane di stucco. Con ritrosia ma anche con una certa curiosità lo lascia entrare e gli propone di fare quattro chiacchere per conoscerlo meglio. Professore di francese al liceo, Camille, l’eccellente Makita Samba, vuole passare un concorso per accedere all’insegnamento universitario mentre Emilie che ha studiato alla prestigiosa facoltà di Science Po, lavora svogliatamente in un call center. L’attrazione fra i due è immediata; Camille s’installa nell’appartamento e si lancia in una relazione passionale con Emilie. I corpi dei due ragazzi si allacciano con foga ed intensità fra risate, discussioni, entrate ed uscite, pranzi e cene ma questa follia amorosa dura tanto quanto un fuoco di paglia. Dopo una decina di giorni, da un momento all’altro, Camille annuncia freddamente alla sua giovane amante che questa storia, per lui, finisce lì. D’ora in avanti saranno dei semplici coinquilini con una vita privata indipendente ed autonoma. Questa decisione unilaterale arriva come un fulmine a ciel sereno per Emilie che si è perdutamente innamorata di lui. La tensione aumenta a vista d’occhio; mentre Camille porta a casa le sue amanti, Emilie fa di tutto per rendergli la vita impossibile, la frattura è invitabile. Un bel giorno Camille se ne va lasciando Emilie in una disperazione assoluta. Così finisce la prima parte di una vicenda che saprà sorprenderci e sedurci lungo un tragitto fatto di incontri inopinati, situazioni imprevedibili e colpi di scena continui. Questo primo episodio del film potrebbe sembrare banale se gli scambi verbali fra i protagonisti non fossero tanto vivaci, insolenti e perfettamente pertinenti; Emilie e Camille si confrontano e si affrontano con battute taglienti ed un’apparente indifferenza che cela le pecche e l’insicurezza di entrambi. La parola gioca un ruolo fondamentale nel film, tutti i dialoghi sono cesellati con intelligenza e finezza creando dei personaggi a tutto tondo.  Nella scrittura precisa e sensibile della sceneggiatura in cui si sente il tocco di Céline Sciamma e di Léa Mysius, che collaborano per la prima volta con Audiard, tutti i personaggi e le situazioni sono trattati estro ed autenticità. Radiografia di una giovane generazione molto parigina, il film dipinge un tessuto sociale fatto di relazioni lavorative e famigliari complesse e spesso conflittuali.  Sia Emilie che Camille penano infatti a trovare un vero equilibrio nella loro vita; il film segue il loro cammino zigzagante. Pur avendo studiato, Emilie preferisce fare dei lavori saltuari; dopo essere stata licenziata dal Call center in cui era impiegata a causa del suo atteggiamento arrogante con i clienti, la ragazza si ritrova a fare la cameriera in uno dei tanti ristoranti asiatici del quartiere. Camille dal canto suo, abbandona i suoi progetti di studio,  lascia l’insegnamento e diventa agente immobiliare. In casa il ragazzo, che ha perso da poco la madre, affronta con sdegno e sufficienza la sorella minore, una ragazza leggermente obesa e balbuziente che vuole lanciarsi nella Stand up comedy. Emilie invece comunica con i suoi ad intermittenza e solo per telefono. La madre che vive con i figli minori a Londra la tempesta di chiamate per dirle di andare a visitare la nonna nella casa di cura, mentre lei stessa assilla ad ogni ora del giorno e della notte sua sorella per sfogarsi sulla sua delusione amorosa con Camille. Per un po’ ognuno continuerà la sua vita, ma il legame di amicizia che, nonostante tutto esiste fra loro, avrà la meglio sulle loro differenze e il loro bisticci. Circa a metà del film una terza protagonista si affaccia nella vicenda mischiando di nuovo le carte in tavola. Nora, interpretata da Noémi Merlant, che abbiamo recentemente ammirato in Portrait of a Lady on Fire, è una ragazza di Bordeaux che, dopo avere lavorato per vari anni come agente immobiliare, decide d riprendere i suoi studi di diritto a Parigi. Anche lei finirà per abitare in un appartamento di Olympiades ma il suo entusiasmo e la sua gioia svaniranno ben presto di fronte all’indifferenza, all’arroganza e all’inimicizia dei suoi colleghi di facoltà che la guardano dall’ alto in basso. Durante una festa in maschera in cui Nora indossa una parrucca bionda, un qui pro quo fa si che venga scambiata con “Amber Sweet,” interpretata da Jehnny Beth, una ragazza che si dedica professionalmente al sesso on-line e che le somiglia come una goccia d’acqua. Scoppia uno scandalo che sconvolgerà completamente la vita di Nora e i suoi progetti parigini. La trama si diletta a fare incontrare tutti questi personaggi i cui destini, incrociandosi creano delle situazioni nuove ed inedite per ognuno di loro. Alla fine di un lungo tragitto fatto spesso di sbagli e di fraintendimenti, in questa coming of age story  brillante ed impertinente, ognuno si troverà più maturo, consapevole e pronto finalmente a vivere il grande l’amore. Se si era rimproverato a Audiard di avere spesso privilegiato nei suoi film degli universi esclusivamente maschili, in questa bella favola urbana ritmata sulla musica vibrante di Rone il regista ci propone una prospettiva decisamente diversa. Descrivendo con tenerezza, una certa autoderisione e un tocco di poesia tutta una generazione di trentenni persi nella solitudine della grande città, Audiard ci offre in Les Olympiades un affresco originale e pieno di umanità della giovane vita parigina al giorno d’oggi.

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