Presentato a Cannes la scorsa primavera STOP THE POUNDING HEART, terzo lungometraggio di Roberto Minervini, è passato di recente al Torino Film Festival dove ha vinto un premio speciale della giuria nella sezione internazionale riservata ai documentari. Segnaliamo che è in programmazione a Roma al cinema Dei Piccoli. 

Ambientato in una comunità rurale di allevatori di pecore del Texas, dove i bambini sono educati in casa secondo i principi della Bibbia e le donne costrette a una placida sottomissione agli uomini, a qualcuno il film ha ricordato i primi lavori di Terrence Malick con anche un eco, direi, dei grandi romanzi americani della “generazione perduta”, da Steinbeck a Faulkner, per quell’attenzione riservata alle passioni e ai sentimenti delle famiglie contadine del sud e per il gusto neorealistico.

Al centro della vicenda vi sono i piccoli impercettibili turbamenti nell’animo inquieto di un’adolescente di nome Sara (Sara Carlson), che sembra dubitare delle rigide regole della sua comunità nel momento in cui si innamora di un giovane buscadero.

Ma è una ribellione che la ragazza tiene dentro di sé e che trapela qua e là nel suo sguardo smarrito di fronte alle cose o nella sua muta fredda accondiscendenza.

La sceneggiatura del film pare scriversi da sola nel dispiegarsi degli avvenimenti quotidiani vissuti dalla ragazza e che, successivamente, il regista ha ricomposto in montaggio pezzo per pezzo come in un mosaico (ma forse non necessariamente seguendone un ordine cronologico). Le inquadrature invece appaiono più accorte, curate, insomma meno casuali, tanto che alla fine il film fa uno strano effetto, nel senso che non sembra più un documentario bensì un’opera di finzione.

In particolare straziante è quella scena, sul finire del film, in cui la protagonista si abbandona al pianto e insieme a sua madre cerca conforto nella preghiera. Smarrita e senza possibilità di vero confronto, Sara dimostra di non avere altri linguaggi coi quali interpretare ciò che le accade se non quello della rigida comunità in cui vive chiusa e isolata dal resto del mondo.

Minervini ci conduce con pudore e grazia bressoniane fin qui, fino al nucleo del film, improvvisamente svelato da quel pianto liberatorio a cui non si riesce a dare un perché.

Ora due parole sul regista. 43 anni, marchigiano, Roberto Minervini dopo la laurea in economia e commercio e uno stage in Spagna, dove ha conosciuto la sua futura moglie, nel 2000 si è trasferito a New York per un dottorato alla Columbia University e ha lavorato brevemente come consulente aziendale finché la sua passione per il cinema ha preso il sopravvento. Forse è anche da qui, da questa esperienza cosmopolita, che è nata l'urgenza che lo ha portato a realizzare la sua trilogia: STOP THE POUNDING HEART è infatti il terzo episodio di una trilogia “texana”, che affonda lo sguardo nelle inquietudini dell'america più rurale, che ha avuto i suoi precedenti in THE PASSAGE e LOW TIDE.

 

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