Fausto Brizzi è il fortunato regista di Notte prima degli esami: una commedia considerata gradevole e intelligente. Un inaspettato successo di pubblico. Un film che ha contribuito a riossigenare le casse del cinema italiano. Ma Fausto Brizzi è anche un collaudato sceneggiatore. Compie otto anni, quest’anno, la sua partecipazione alla “scrittura” del film di  Natale di Aurelio de Laurentiis. Abbiamo deciso di incontrarlo per farci raccontare un po’ di cose su questo tipo di operazione che continua a mietere spettatori e a guadaganre denaro. Gli abbiamo chiesto innanzitutto come nasce un film di Natale, all’interno della logica e della macchina commerciale di De Laurentiis:

Il film di Natale nasce il 7 gennaio: ci incontriamo a casa di Aurelio De Laurentiis. Marco Martani, Neri Parenti, Aurelio stesso ed io, per fare il consuntivo del Natale appena trascorso. Verifichiamo cosa è andato bene e cosa è andato meno bene. Da lì iniziamo una riflessione sul film successivo e comincia un lavoro di scrittura che dura sei mesi e che passa per molte stesure. La critica tende a considerarlo frettoloso ma si tratta di un’operazione complessa che va studiata nei dettagli. Su ogni scena c’è una rifelssione lunga. Poi iniziano le riprese, ma nel frattempo si  è mossa la macchina degli attori. Molto spesso la sceneggiatura è scritta proprio sugli attori, cosa che accade raramente nei vari film italiani. Ad agosto iniziano le riprese e l’8 dicembre c’è una proiezione test. Ė una macchina che noi definiamo infernale e che dura un anno di lavoro. Si conclude con il giorno dell’uscita del film.

Adesso siamo alla fine di dicembre. Cosa pensi che dirai alla riunione del 7 gennaio prossimo?

Dirò che questo film (Natale a New York, ndr) ha funzionato molto. Noi siamo andati a vederlo in sala e ci siamo accorti che la gente reagisce bene e che è molto divertita. Per ciò è assai probabile che alcuni dei nuovi innesti verranno confermati. Aspettiamo ancora un po’ a tirare le conclusioni ma per ora possiamo dire che il film sta andando molto bene.

Vorremmo parlare del rapporto con il tuo lavoro di scrittura e quello con Aurelio De Laurentis che è considerato il più bravo ed il più preparato di tutti: uno che segue tutti gli aspetti della lavorazione. Lo hanno detto anche i Vanzina alla conferenza stampa del film Olè. Fino a che punto sei libero di lavorare e quando interviene lui?

Carlo ed Enrico hanno ragione: Aurelio è il migliore. Lui segue tutte le fasi della lavorazione, per questo fa pochi film,  perché li segue personalmente dall’inizio alla fine: dall’idea del  soggetto in poi, considerando la stretta relazione che c’è tra il soggetto ed una precisa idea di marketing. Ė sempre cosi con un film di Aurelio. Lui cammina di pari passo col progetto: segue la scrittura, le scelte del regista, comprese quelle del cast. E nonostante questo non ha velleità autoriali come altri produttori che conosco. Facciamo un sacco di riunioni, sempre con un atteggiamento propositivo nei confronti del prodotto. Tutto ciò che Aurelio dice va a favore del prodotto. Se ci lavoro da otto anni ci sarà un perché: ci sono delle affinità. Credo che il più grande insegnamento che mi ha dato sia la grande attenzione al marketing…

Adesso parliamo di quell’oggetto misterioso di cui spesso si parla sui giornali ma che poi la gente non conosce: il product placement. Ci puoi spiegare dal tuo punto di vista come interagite con l’ufficio marketing? Ė la sceneggiatura che si adatta a tutta questa serie di sponsor, di amici, di confratelli che si associano al progetto del film, oppure viceversa?

Credo che il product placement sia veramente una benedizione!
Come lo è per il cinema americano, che ogni tanto costruisce delle operazioni proprio intorno al product placement.. Questo è presente in tutti i film che escono in un certo numero di copie. Noi interagiamo con questo non nella fase di soggetto ma in quella di sceneggiatura. Nella sua costruzione il film resta autonomo. In seguito iniziamo a riflettere su alcuni elementi. Per esempio, se ci sono delle scene in automobile, vediamo se si può giungere ad un accordo. Ma cerchiamo di farlo nella maniera il meno invasiva possibile, anche se certe volte il product placement è necessariamente invasivo. A me dà fastidio quando è veramente smaccato. La trattativa, comunque, avviene tra il produttore ed il regista. Mi ricordo che nel mio film da regista (oltre che sceneggiatore)  ci sono state un sacco di riunioni in proposito. Nel film di Natale di Aurelio le trattative con il produttore le fa Neri Parenti. L’ultima parola è sempre la sua.

Oltre al product placement in senso stretto c’è tutto un discorso di location che sembra un po’ sponsorizzare certi luoghi e certi posti. Che siano gli Stati Uniti degli ultimi due film o la Cortina del primo, ormai lontano lontano 23 anni. Era il 1983 quando venne distribuito il primo Vacanze di Natale. Non ti sembra che questa formula accusi una certa stanchezza?

Io trovo che il tentativo che compiamo ogni anno comprenda sempre una formula di rinnovamento. Gli incassi ci dicono che siamo ancora sulla strada giusta e che la gente, nel periodo natalizio predilige l’evasione pura…

Quali sono gli ingredienti che non possono mai mancare nei film di Natale?

Gli attori bravi. Puoi avere la storia più bella del mondo, puoi promuoverla quanto ti pare.. ma se non hai i comici bravi non vai da nessuna parte. Poi la scenenggiatura deve funzionare come un meccanismo ad orologeria, insieme a tutta una serie di aspetti che vanno curati, ma se non hai gli  attori comici esatti non ne uscirai vivo. Non a caso Aurelio dà una grande importanza proprio a questo fatto. Il film comico lo fanno gli attori.

A proposito di attori, non per fare gossip ma per capire ancora meglio come funziona un film di Natale: Massimo Boldi nella conferenza stampa del film Olè ha insistito sul rapporto ormai logoro con De Sica. In una sorta di sfogo a luci accese ha detto: “Il rapporto era finito perché litigare ogni anno con Christian per chi aveva le battute migliori o gli ingressi più brucianti mi seccava..”  Funziona davvero così?

No, non è così. Non è mai stato così. Io rispetto le scelte di Massimo ma ci tengo a precisare che la scenenggiatura del nostro film di natale non si scrive né per un attore nè per un altro ma a favore del film. Forse Massimo era un po’ stanco della vita coniugale a cui il film di Natale lo costringeva. Forse voleva dimostrare di poter essere il timoniere di un’altra nave. Ma non ricordo nessuna lotta e credo che che le sceneggiature dei nostri film siano sempre state equilibrate, concepite su due capocomici di peso.

Però in quest’ultimo film si notano degli spostamenti. Nel passaggio da Boldi a Ghini abbiamo avvertito un cambiamento, sia teorico che pratico, da una comictà da torte in faccia ad una più discorsiva…

A Massimo era affidata la comi
cità un po’più fisica che  abbiamo spostato su Bisio e De Luigi… in maniera tale da mantenere un equilibrio che esisteva da anni. L’episodio di De Sica si è sempre basato sulla commedia degli equivoci e Ghini rappresenta certamente un rafforzativo in questo senso. Quest’anno abbiamo deciso di non “sostituire” Massimo Boldi ma di allargare il cast…In modo che non si potesse urlare ad una nuova coppia di comici natalizi ma avere una coralità di attori bravi capaci di costituire una sorta di “nazionale” della comicità.

Qual è il pubblico del film di Natale?

Il pubblico si raddoppia se non triplica per il film di Natale. Continua ad andare al cinema chi ci va di solito ma lo fa anche chi non ci va mai. C’è gente che lo considera come un evento annuale e non settimanale. A Natale tutte le sale sono tutte piene ed il posizionamento in una sala da settecento posti anziché in quella da centocinquanta, diventa fondamentale. Chi ha vinto la sfida della settimana precedente ha diritto ad un miglior posizionamento e il maggior credito ottenuto dagli esercenti è sinonimo di giovamento.

Per il primo anno anche Rai cinema ha investito sul film di natale. Qual è il ruolo di questa operazione nell’economia del cinema italiano?

Statisticamente il film di Natale è fondamentale. Togliendo dalle statistiche del cinema italiano degli ultimi dieci anni i film di Pieraccioni, quelli di Aldo Giovanni e Giacomo o quelli della coppia Boldi-Se Sica scopri che il cinema italiano non esiste, almeno a livello economico, numerico. A) questo è un dato molto preoccupante. B) rende fonadamentale i film di Natale. Il botteghino di ottobre e di novembre di quest’anno dice che il cinema italiano non ha incassato nulla e, guarda caso, non è uscita neppure una commedia. Questo conferma una tendenza ormai consolidata: fatta eccezione per la commedia,  il pubblico italiano preferisce i film americani. La commedia è quasi un fortino che resiste. L’anno scorso, tra febbraio e marzo,  si è parlato di rinascita del cinema italiano solo perché sono uscite due commedie che sono andate entrambe bene. Ma tolti questi picchi che andrebbero esclusi dalla media la soluzione è molto preoccupante.

Trovi che sia conveniente per le grandi produzioni italiane concentrarsi con questa decisone nel periodo natalizio?

A Natale c’è una torta assicurata: si conosce in precedenza l’ammontare complessivo dell’incasso. Medusa è sempre uscita con un film in questo periodo e la stessa Rai (01distribution) ha sempre puntato su un film che poteva essere una commeida di Julia Roberts come Un grosso grasso matrimonio greco. Quest’anno ha scelto una commedia italiana perché non ce n’era nessuna americana. In questo varco ha tentato di infilarsi Rai cinema con una sua produzione. Quella proposta da loro è una commedia più tradizionale, meno nazional popolare delle nostre. Chiaramente i giochi natalizi si fanno con molto anticipo. Se l’anno prossimo a Natale esce Pieraccioni non esce qulacun’altro. C’è uno scacchiere che si forma con largo anticipo ma la torta è sempre la stessa. Quindi si forma un gioco tattico…

Il tuo film dello scorso anno (Notte prima degli esami) è stato una sospresa in termini di incasso.  La freschezza della sceneggiatura ha consentito la vittoria contro i film americani che a febbraio corrono per gli  oscar  e tendono a schiacciare il resto.  Di solito i film italiani d’autore si bruciano subito dopo Venezia; le commedie si accalcano a Natale e poi ci sono due tre possibili sosprese sguinzagliate durante l’anno. A metà giugno tutto finisce e arrivederci all’anno dopo… Perché le stagioni italiane sono così compresse? non sarebbe più opportuno ripensarle?

Le commedie non si fanno praticamente più, purtroppo. Con la fine del “toro” più importante della commedia che era Cecchi Gori la produzione di commedie ha subito un bruttissimo colpo. Rai cinema ha riscoperto la commedia con Notte prima degli esami… Ricordo che quando uscì era un mese che non c’era una commedia in sala e dopo il mio film per settimane non ce n’è stata un’altra. Perché solo più tardi è uscito Verdone. Noi avevamo notato quel buco e abbiamo fatto i salti mortali per uscire in quella data. Gli autori più conclamati nel bene o nel male continuano a fare il loro percorso di nicchia e i distributori preferiscono comprare i film americani. Così si fanno sempre meno film in Italia…

Stando ai tanti film di Natale si nota un chiaro abbassamento. Non c’è una gran qualità e la risata non si associa a nessuna riflessione. Manca totalmente il graffio della commedia all’italiana a vantaggio dell’intrattenimento puro e dello svago.  Eppure questi sono i film che vanno meglio. Pensi che nel futuro si andrà sempre in questa direzione oppure credi che si possa giungere ad un nuovo compromesso tra incasso e qualità?

Col mio film d’esordio ci ho provato e forse ci sono riuscito. Il tentativo era quello di accaparrarmi il pubblico ed essere apprezzato anche dalla critica ma è una ciambella che non sempre riesce. Putroppo in Italia si tende a fare film di intrattenimento puro e film di meditazione pura.  Personalmente preferisco i primi perché li trovo più sinceri. La linea mediana, film cioè capaci di colpire pur rimanendo digeribili, la percorronno in pochi.  Sono pochi i film capaci di percorrere questa strada intermedia che è la più difficlie.

Sappiamo che hai appena finito di girare il seguito di Notte prima degli esami..

Il film è un po’ diverso rispetto al precedente e narra la storia di questa strana ultima maturità  vissuta col sottofondo delle partite dei mondiali.  Ora sono al montaggio e sono convnito che il personaggio di Giorgio Panariello sia davvero molto riuscito. Ha un ruolo un un po’ comico e un po’ malinconico. Poi c’è Nicholas Vaporidis che già era il perno del primo film e che in questo secondo è ancora più maturo e bravo. Spero che vada bene come il primo.

Lo speriamo anche noi per te e ti ringraziamo.. buon Natale…

 

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