In pieno svolgimento, a Genova, la quarta edizione della Settimana internazionale dei diritti (info: http://www.genovacittadeidiritti.it/), otto giorni (dal 7 al 14 luglio) di dibattiti, seminari, concerti, proiezioni e spettacoli, per dar vita a un momento di riflessione di ampio respiro sul tema dei diritti negati in varie zone del mondo. Tra gli altri, Giancarlo Caselli, Piero Grasso, don Andrea Gallo, Sergio Cofferati, Salvatore Natoli, Luigi Manconi, Boris Pahor, Giorgio Gaslini, Luciano Canfora, sono chiamati a portare il loro contributo al tema dell’edizione: “i giusti”.

Molto interessante anche quest’anno la sezione cinema, che offre proposte eterogenee provenienti dai luoghi più diversi del pianeta. Dall’India degli ultimi della terra arriva il pluripremiato Born into Brothels, dal Cile che non ha dimenticato il regime di Pinochet il duro Isola 10. Dal Messico ecco Bordertown che piazza un cast di star hollywoodiane (Banderas, Jennifer Lopez, Martin Sheen) nella “città più pericolosa del mondo”, Juarez. Medici senza frontiere, sotto l’egida di Javier Bardem, presenta le cinque storie di Invisibles, ambientate tra Sud America, Africa ed Europa; dal Belgio Illégal, storia di una madre e di un figlio immigrati clandestini dalla Russia.

Per l’Italia, a chiudere la manifestazione, giovedì 14 al cinema Sivori, ci sarà World Napoli, documentario sulla popolazione immigrata napoletana realizzato da Prospero Bentivenga. Il film raccoglie una serie di interviste/chiacchierate, condotte dallo stesso Bentivenga, con vari rappresentanti delle maggiori comunità straniere di stanza a Napoli e dintorni: i cinesi del quartiere San Lorenzo, i cingalesi del Cavone, i nomadi di Arzano, i peruviani dei Quartieri spagnoli, e poi ancora capoverdiani, tanzaniani, senegalesi, filippini e albanesi. World Napoli ci conduce nei luoghi dell’incontro culturale della città, come la moschea islamica di via Lucci, il Centro di accoglienza Laila di Castelvolturno o l’asilo multietnico gestito dal Centro Nanà, dove bambini ucraini, camerunensi e cinesi convivono senza conflitti. I bambini e gli adolescenti sono in effetti il soggetto privilegiato del film di Bentivenga, nell’intento dichiarato di comporre una radiografia della cosiddetta seconda generazione di migranti: ragazzini figli di almeno un genitore straniero ma nati e vissuti in Italia. Tuttavia il documentario non ricerca, e questo è il suo maggior pregio, un rigore “scientifico”, non insegue né impone un senso alle mille storie che gli intervistati raccontano. Sembra piuttosto impegnato a non interrompere il misterioso flusso vitale che passa idealmente da un protagonista all’altro, lasciandosi trasportare nella Babele di lingue, suoni e volti che riempiono e contaminano una città da sempre predisposta al caos. Emerge così l’immagine di una Napoli multicromatica e polifonica, in cui la inevitabile confusione identitaria di chi è per definizione sospeso tra due appartenenze – due culture, due terre, due lingue – si riflette nella ricchezza disordinata di una colonna sonora che annovera brani provenienti da più di dieci paesi diversi. Dal punto di vista “politico” World Napoli sembra in qualche modo incaricarsi di de-ideologizzare la questione integrazione. A fronte di formule politiche note, pessimismi sensazionalistici e ottimismi democratici che caratterizzano e schematizzano i dibattiti sull’argomento, il film affronta l’integrazione per quello che in effetti è, cioè una realtà già esistente, un fatto che si verifica e si modifica nella quotidianità di un territorio. Così, in mezzo agli “ovvi” racconti di nostalgia per il paese d’origine, alle vicende di intolleranza e qualche volta di violenza esplicita narrate dai migranti, il lavoro di Bentivenga fa risaltare le storie di riuscito incontro, trovando non a caso il suo momento visivamente più suggestivo nella processione della festa peruviana del Cristo de los milagros attraverso i vicoli dei Quartieri spagnoli. I 67 minuti di World Napoli, per la produzione dell’associazione Zéro de conduite con la collaborazione dell’Istituto italiano per gli studi filosofici, sono il frutto di un lavoro durato più di cinque anni, tra l’approfondimento delle culture dei migranti, l’impegno sul campo con le comunità e l’effettiva produzione del film. Dopo il Giffoni Film Festival, il Festival del cinema dei diritti umani di Buenos Aires e altre platee, il lavoro di Bentivenga approda ora a Genova, incarnando e rivendicando, tra gli altri, anche il diritto a esistere di un cinema documentario troppo spesso invisibile nel flusso fagocitante del mainstream.

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