di Marzia Guadagni/ Nasciamo nel segno del dolore, la primigenia violenza è il parto, il percorso di  crescita  si compie attraverso continue forzature e violenze su se stessi. Elle lo sa e lo rinfaccia a tutti, di continuo. A lei è capitato però di restare segnata dalla incomprensibile violenza del proprio padre, con conseguente stigma sociale.

Con una ferita di questa portata, Elle può anche vivere l’esperienza di uno stupro e immediatamente dopo ordinare una cena e quindi lasciarsi assorbire, con indifferenza, nel riordino della casa.

In guisa di un  vassoio  volutamente rovesciatole addosso, il mondo le  rigurgita  la sua rabbia per scaricarle le proprie frustrazioni e sete di giustizialismo facile, nel mentre, efebica e conturbante, Elle  si muove ambiguamente  in quella zona grigia  dell’ adolescenza dove tutto è possibile, dove ogni verità si mescola e si confonde al di là del bene e del male.

Ci costringe a guadare dove alligni la perversione, che naturalmente è ovunque… in un marito  fedele al cliché di tradire la moglie con la migliore amica di lei, nel fighetto che si immola sbattendosi  una frivola madre ottuagenaria solo per esercitare una vendetta collettiva, in una sballata che sottomette un adolescente fragile imponendo il ricatto della paternità… senz’altro in un  bancario che, notte tempo, gioca al violentatore mascherato e che quindi, pur con rammarico, trova godimento orgasmico nello spaccarti  la faccia.

Elle ci racconta che la perversione è  nell’installazione di una imponente rappresentazione sacra che serva a distogliere lo sguardo da quel simulacro in cui quotidianamente si inscena un matrimonio.

Qual è in ciascuno il grado di consapevolezza delle manipolazioni che agisce e subisce? Posto che i ruoli sono sempre intercambiabili naturalmente. Chi accetta di giocare sta per definizione al gioco e alle sue regole, e questo è il tavolo in cui  Ella gioca con destrezza le sue carte.

Poi Lei quel gioco decide di pilotarlo fino in fondo, fino allo stadio più estremo, e accade così che ne divenga il Master, il deus ex machina che tutto e tutti manovra per suo capriccio, ostentando un’ indifferenza rigorosamente amorale.

Le basta lasciare sempre la porta un pò aperta per godere di quel piacere sadico che consiste nello smascherare il gioco.

Le ferite, quelle dell’anima, certo, ma anche quelle del corpo, con tanto di lividi e ossa fracassate, sono incidenti che aveva già messo in conto, una Necessità. C’è Eros e Thanatos nel suo percorso distribuiti equanimemente.

Ma il ruolo della vittima lo ha sepolto come ha sepolto la madre e il  padre, e non solo freudianamente. Nel suo percorso di recupero era anche questa una necessità (diciamo più storica e meno assoluta…).

Ella ti rivela che non basta una scomunica per allontanare il male che con dedizione ognuno si coltiva dentro.

Il demonio, si sa, ha mille volti e guarda caso nella plastica ortodossa iconografia ha le sembianze di una donna fulva nella pienezza della sua età, dei suoi istinti. Le lusinghe che esercita seducono al di là delle distinzioni di genere.

Desiderata, rimpianta, odiata, dietro la parvenza di una donna minuta e fragile, Elle è piuttosto la Lilith biblica, il femminino sacro tentatore che con la sua spregiudicatezza ci ricorda che tanto siamo già stati tutti cacciati dall’Eden.

Il piacere sublime della disobbedienza ce lo racconta in ogni sua sfaccettatura. Ci insegna che la disobbedienza è una forma di espressione liberatoria per esorcizzare i propri tabù -dove poi, all’apice, si apre in una smorfia beffarda e compiaciuta.

In quella manipolazione del mondo architettata con dovizia a tavolino c’è la  rivalsa finale, il riscatto di una vita che sceglie finalmente da chi e da che cosa vuole essere segnata e marchiata a sangue. Farsi del male diventa un’opzione caparbiamente esercitata con zelo e partecipazione.

Elle ha fatto di sé il Dio che semidivertito inganna indottrina annichilisce e da cui nessuno sfugge.

Se un senso c’è, nella sua mistica missione, allora è quello di svelare ai fedeli che le si affidano arrendevolmente e praticano la liturgia e i precetti della sua religione del Peccato che l’unica pericolosa e violenta perversione consiste nella ricerca di una Colpa.

 

 

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