Rispondi a: Cavalo Dinheiro/ Un confronto dopo la proiezione e l’incontro con il regista

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Serena
Ospite

Scrivo al volo da una piazza (bella piazza), e forse un po’ confusamente perdonate, per dire che sono d’accordo con sara e ne abbiamo parlato a lungo e che la recensione di Maria Giovanna mi è sembrata molto più bella piena di speranza e generosità rispetto al film. Però forse quello che mi sembra rilevante ora e che forse trova un collegamento tra chi ‘critica’ -scrive e chi riprende, sia la difficoltà di trovare un linguaggio consono a rappresentare il momento storico critico in cui ci troviamo (e che non a caso ha tratti comuni con gli anni della contestazione foss’anche solo nell’intenzione, se proprio la rivoluzione non si riesce a fare). Mi sembra peraltro come faceva notare giovannella alla scorsa riunione possa essere un’indicazione di una riflessione che attraversa il cinema (vari autori che vagano irrequieti tra fiction e documentario, tra digitale arti visive e pellicola) e arte in genere. Una crisi che ci investe su più piani formale e semantico e per questo mi sembra che Costa abbia fatto un po confusione (forse il progetto era ambizioso) e si sia nascosto dove non arrivava, in una ricerca estetica che attingeva altrove e non sia riuscito a domare quel ‘cavallo’ (che prende il nome di denaro – capitale) che continua la sua corsa pazza verso la distruzione. Però mi sembra doveroso rivendicare e incoraggiare invece una fortissima spinta alla resistenza che l’Europa tenta a più riprese di manifestare e di cui l’informazione non parla molto e nemmeno il cinema a quanto pare, o non ancora per lo meno. Mi sembra un passaggio fondamentale, epocale e capisco che sia difficile maneggiare e provare a comprendere e a restituire una sostanza così complessa come la realtà che attraversiamo. Però proviamoci per lo meno con un’attitudine più propositiva e incoraggiante che in questo film a me personalmente è mancata tanto.